31 ottobre 2009

Compagni di viaggio


Tanto tempo fa avevo scritto una specie di poesia per la mia fidanzata. L'avevo anche scritta, anni dopo, su questo blog (era gennaio del 2008).
La riporto di seguito:

Partiremo un giorno in due

...Partiremo un giorno d’autunno,
perché sono i turisti che partono d'estate.

Partiremo d’autunno
perché non abbiamo paura di andare incontro all'inverno.
E partiremo di mattina presto,
per mettere, durante il primo giorno di viaggio, quanta più distanza è possibile tra noi
e la nostra casa;
così che, a sera, non ci venga in mente di tornare indietro.
Partiremo in due.
Due amici, due amanti, due nemici, due complici, due pellegrini, due fuggitivi.
Due di due concetti, di due cuori, di due opposte sensibilità, due di due idee, ritrovate una volta in un libro,
poi dimenticate.
Partiremo perché è ora, non perché dobbiamo.
Partiremo perché vogliamo, non perché è tardi.

E, soprattutto,
partiremo per non arrivare,
perché in fondo non ci è mai interessato;
perché la vita ci ha insegnato
che è la strada che fa il pellegrino,
non la meta.
Rileggendola oggi, mi sembra quanto mai "profetica". Per tanti aspetti, non ultima la metaforica partenza autunnale.
È in un giorno d'autunno, infatti, che ho deciso di sposarmi. Oggi, per la precisione.
Ebbene sì, nel preciso momento in cui sarà pubblicato questo post, sarò in chiesa a legare
ufficialmente la mia meta a quella della mia compagna di viaggio, Maria Giovanna.

Ho postdatato la pubblicazione di questo post perché, in fondo, in questo blog, raramente ho anticipato gli eventi; semmai ne ho dato un resoconto.
Anticipare è un inseguire una realtà sfuggente.
Raccontare fatti al passato è un nostalgico esercizio letterario.
Ci resta il presente, ed è tutta lì che dobbiamo concentrare la nostra attenzione.
Il viaggio prosegue. In due.

07 ottobre 2009

Giubilo


Pur preso in mille impegni, mi fermo un attimo per condividere un momento di gioia. Anche se è triste dover gioire per una semplice affermazione del diritto costituzionale. Certe cose dovrebbero essere scontate. Ma non in Italia.
Comunque, per ora, con il Lodo Alfano bocciato, "Egli" non potrà aggiungere il "VOI", alla celebre frase...


07 settembre 2009

Oltre le Alpi


Non sono riuscito ad attendere molto, e subito mi sono spinto oltre le Alpi, in Austria, in sella alla Transalp.
Con Maria Giovanna abbiamo passato questo weekend ad Innsbruck, percorrendo in moto quasi 400 km tra andata e ritorno. Ed è stato bellissimo.
Da domani si ritorna in ufficio. Ma "l'invito al viaggio" è sempre presente.


27 agosto 2009

Andare oltre


Oggi ho ritirato la mia prima moto: l'Honda Transalp.
Il nome Transalp ha sempre richiamato alla mia mente un concetto di libertà ed avventura che aveva un fascino irresistibile.
"Trans" vuol dire andare oltre, e per me che vivo ad un passo dalle Alpi, andare "oltre le Alpi" è una promessa di avventura talmente reale da infondermi gioia anche al solo pensiero di poter presto intraprendere un nuovo viaggio...

Questo blog, in fondo, è nato come il sito di un progetto di giro del mondo in moto.
Whole World Trip era un "brand di prodotto" (per usare un termine caro al marketing) nato proprio per raccontare le avventure che mi apprestavo a compiere appena dopo aver lasciato Pisa. Inizialmente volevo usare la BMW R1200 GS Advetnure, ed avevo preso contatti con la BMW per ottenere una sponsorizzazione (qui c'è uno dei primi post scritti su questo sito). Poi tutto naufragò, ed approdai alla FIAT. Quando, per mille ragioni, anche l'idea di utilizzare la Panda 4x4 non ebbe seguito, mi resi definitivamente conto che per fare il giro del mondo mi sarei dovuto accontentare di piccole tappe distribuite su tanti anni.
In quel momento anche il logo che era stato creato per rappresentare il WWT cessò di avere riferimenti reali al progetto, e rimase un'idea astratta di "desiderio di avventura", destinato purtroppo ad essere inappagato. Una stilizzazione su sfondo arancione del logo, comunque, è sempre stata visibile nella parte alta a sinistra di questo blog, segno che la voglia di viaggio su due ruote è rimasta intatta in tutti questi anni.

Se oggi ho comprato la moto, in realtà, è perché ho difficoltà a trovare parcheggio con la macchina nei pressi della Facoltà di Economia (che è in centro), ed uscendo dal lavoro tardi ho appena una ventina di minuti per arrivare a lezione.
Ma, qualunque sia il motivo, una moto in garage vuol dire "possibilità di partire", e tanto basta a darle un valore superiore a quello attribuibile meramente per la sua utilità pratica.
E poi è più facile che il pensiero si trasformi in azione, avendone i mezzi... quindi il WWT potrebbe presto arricchirsi di una nuova capitale, raggiunta questa volta in moto.

Tempo fa vidi il video della canzone "Love Generation" di Bob Sinclair, e mi resi conto che ciò che mi affascinava del viaggio era proprio la possibilità di andare oltre il quotidiano, oltre la banalità dei gesti ripetuti senza passione per mera abitudine.
Ogni mattina dovremmo avere lo spirito giusto, e uscire di casa convinti che il giorno a cui andiamo incontro è una splendida avventura.

...lets roll your wheels

05 agosto 2009

Riflessione pomeridiana dopo la lettura di "Ogni cosa è illuminata" di J. S. Foer

Se gioventù sapesse,
se vecchiaia potesse...

(Henri Estienne)

26 luglio 2009

L'estate è finita


Ieri mattina sono ripartiti i miei genitori, che erano venuti per qualche giorno di vacanza in Trentino. Lo scorso fine settimana li avevo raggiunti a Canazei per fare qualche sentiero dolomitico e, anche se per poco, avevo provato una sensazione dimenticata, un senso di leggerezza che non provavo da due anni: essere in vacanza. E' stata una sensazione breve e fugace, ovviamente; il lunedì sono tornato al lavoro.

Quello su cui stavo riflettendo oggi, al contrario, era un pensiero decisamente meno piacevole: settembre è già qui. La sensazione dominante di questo caldo pomeriggio domenicale di fine luglio, infatti, è che l'estate sia già finita. Non avere prospettive di viaggio mi toglie ogni desiderio di guardare alle prossime settimane con fiducia; in fondo mi attendono solo mesi di duro lavoro, corsi universitari, esami...
Ma perché?? Per produrre, consumare, e poi produrre ancora, e consumare di più. C'è qualcosa che non va, in tutto questo; ma ci siamo dentro.

15 luglio 2009

Lontani dalla Realtà


Ieri sono andato a sentire Alejandro Jodorowsky al Teatro Tenda di Pergine Valsugana.
L’altro ieri ho fatto una riunione con la “corrente” interna al PD trentino, che fa riferimento a due candidati che ho supportato nelle ultime elezioni provinciali, per discutere dell’imminente iter precongressuale del Partito.
Cosa hanno in comune Jodorowsky e la riunione politica??
Il surrealismo!
Ma mentre per il primo si tratta di una scelta artistico-letteraria, nel secondo caso il termine si riferisce al totale distacco dalla realtà, alla distanza abissale tra i dati frutto di analisi e la conseguente programmazione politica.

Per farla breve, lunedì ho provato un profondo sconforto nel constatare che il PD non è “nuovo”, non è pronto alla sfide di oggi (né tanto meno a quelle di domani), non è democratico, non è in grado di recepire le richieste della base, non si rende nemmeno conto che la realtà è diversa da quella che dipingono i molteplici leader o presunti tali che da decenni vivono di poltrone.

Durante la riunione ho preso la parola per esprimere il mio rammarico nel constatare che i candidati alla segreteria del Partito erano i soliti politicanti incapaci (sì, diciamocelo, incapaci) e che non potevano garantire nessun futuro al PD.
Ho provocatoriamente detto che avrei preferito la candidatura di Beppe Grillo, pur di avere uno slancio di rinnovamento interno, una spinta idealista che ormai latita all’interno dei palazzi del potere.
Mi hanno avanzato obiezioni che in un altro contesto avrei bollato come "di destra".

“Grillo è un comico, snaturerebbe il PD che con tanta fatica abbiamo costruito”
Ma non credete che, se Grillo ottiene un buon risultato, è perché il popolo del PD sta cambiando, e che forse vuole dire ai vari Franceschini/Bersani/D’Alema/Fassino/Veltroni/Bindi/Marino che la smettessero di fare gli intrallazzoni e iniziassero ad essere movimentisti ed idealisti?!

“Grillo non crede negli ideali del PD, quindi non va ammesso”
Ma scusate, quando uno si iscrive dichiara di accettarli, e se non li rispetta lo si può sempre espellere! Non si può precludere un’iscrizione ad un Partito sulla base di una presunta “colpevolezza ideologica”!!!

“E se poi vince davvero?”
Ma buon Dio, se vince è perché è stato democraticamente eletto dagli iscritti del PD!!!
Forse ai nostri dirigenti di Partito fa paura vedere quanto dissenso interno convergerebbe sulla candidatura di Grillo???

La verità è che si ha paura del confronto democratico. Sì, il Partito Democratico non è democratico; si chiude, perché ha paura che la sua base mandi un segnale forte alla dirigenza vecchia e logorata dal potere. Non accettare la candidatura di Grillo è una vergogna, e vorrei strappare la tessera solo per questo.
Se poi ai commenti sprezzanti dei candidati alla segreteria del PD aggiungiamo quello che dicono le dirigenze territoriali del Partito, c’è da rimanere ancora di più amareggiati.
Nell’incontro di lunedì si è dato per scontato che il candidato da appoggiare fosse Bersani. Prima ancora di iniziare un dibattito. Forse perché la Bindi, a cui fanno riferimento alcuni del nostro gruppo, si è già schierata con lui??
Ma come si può scegliere se ancora non ci sono piattaforme programmatiche? La logica sembra essere quella che il singolo iscritto si affidi all’indicazione della sua “correntuccia” territoriale, la quale fa riferimento ad una corrente di un qualche leader nazionale, il quale si inserisce nel “correntone” più conveniente. E quando sarà il momento di parlare di contenuti??

Quando esistevano ancora i DS (che comunque mi mancano), ho potuto vedere questi modi chiusi, serrati, di prendere le decisioni interne. Mi ricordo diversi anni fa, quando la sezione che frequentavo votò quasi unanimemente la “mozione Fassino”. A me piaceva quella di Mussi e non capivo come mai non trovasse consensi. Ero uno sciocco; credevo che si trattasse di contenuti. Il voto di un iscritto è un voto pilotato, ingessato, forse addirittura “obbligato” dalla catena di vassallaggio che negli anni si è consolidata.

I veri leader non hanno bisogno di queste logiche per far valere la propria linea. Ma purtroppo la Sinistra non ha leader degni di questo nome ormai dalla morte di Enrico Berlinguer. E il motivo è che c’è un caporalato (se volete, estendete pure il significato di questo termine) che si fa lotte intestine e non accetta mai di essere deposto (vi consiglio, a tal riguardo, il libro di Alessandra Sardoni, “Il fantasma del leader”).

Ma entriamo nel merito delle candidature; crediamo davvero che quei signori valgano qualcosa? Per una volta cerchiamo di abbandonare la logica del “voto il meno peggio”, proviamo a pensare ad un candidato ideale che ci piaccia davvero, che ci entusiasmi, che ci renda contenti del voto che esprimiamo.
Credete che Bersani, Franceschini o Marino rispondano a questa esigenza?
Circa Bersani, tanto per fare un esempio, solo chi non capisce nulla di economia può dire che le liberalizzazioni sono state un successo. Sì, mi si dirà che almeno sono qualcosa. Ma per una volta cerchiamo di non fare il discorso da uomini di sinistra che devono difendere l’operato dei politici che hanno votato. Il risultato è che dovremmo ammettere che Bersani ha fatto un centesimo di quello che doveva fare, e che il mercato ha già vanificato il 90% dei sui provvedimenti. Era meglio statalizzare, a questo punto.
E se penso a chi lo appoggia mi vengono i brividi: Baffetto (D’Alema), che non ha la stoffa di leader di Baffone (Stalin), ma sola la cattiveria e la tendenza al complotto, lo appoggia; e sarebbe anche solo questo un motivo per starne alla larga.
Pensiamo a Franceschini; solo chi non ha in mente l’importanza di un Segretario forte e capace può pensare che Franceschini sia in grado di guidare il Partito verso una prospettiva di governo. Senza contare che, in quanto braccio destro di Veltroni ha delle responsabilità oggettive circa i fallimenti elettorali del PD.

Provo disistima perfino per la Serracchiani, che si è fatta mettere da parte per accontentare i suoi superiori (appoggia Franceschini). Il Nuovo non deve aver paura di rompere con il Passato, altrimenti è anch’esso parte di quel sistema. E la sua non candidatura è la prova che andare contro la dirigenza vecchia e logora necessita di una buona dose di coraggio.
Ma cosa possiamo sperare, se il meglio che la politica italiana può offrirci è questo?!

Ricordando Jodorowsky:
Non so dove vado, ma so con chi vado.
Non so dove sono, ma so che sono in me.
Non so che cosa sia Dio, ma Dio sa che cosa sono.
Non so che cosa sia il mondo, ma so che è mio.
Non so quanto valgo, ma so non fare paragoni.
Non so cosa sia l'amore, ma so che godo della sua presenza.
Non posso evitare i colpi, ma so come sopportarli.
Non posso negare la violenza, ma posso negare la crudeltà.
Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare me stesso.
Non so che cosa faccio, ma so che sono fatto da ciò che faccio.
Non so chi sono, ma so che non sono colui che non sa.
Mi aggrappo alla terzultima frase… e, nella consapevolezza di non poter cambiare il mondo, continuo a lavorare su me stesso.


14 luglio 2009

OGGI SCIOPERO


28 giugno 2009

La Metafisica della Qualità


Oggi ho scritto una voce per l'Enciclopedia Libera Wikipedia.
Sono anni che supporto il progetto (per un periodo su questo blog c'è stato anche il banner per fare le donazioni), ma mai prima d'ora avevo scritto una voce da zero.

Il fatto è che stavo approfondendo il pensiero di
Robert M. Pirsig, dopo aver riletto il suo fantastico libro "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta", ma non trovavo informazioni chiare sulla sua filosofia. Per quanto navigassi su internet, non riuscivo a trovare una sintesi che mi chiarisse in definitiva cosa significasse "Metafisica della Qualità". Anche Wikipedia, pur citandola a proposito di Pirsig, non aveva una voce dedicata all'argomento. Per cui, dopo aver dedicato il pomeriggio a chiarirmi le idee, ho deciso di raccogliere gli appunti e scrivere nell'Enciclopedia Libera la voce Metafisica della Qualità.

Ma il punto centrale che mi preme condividere è questo: è stata una bella esperienza. Sebbene sia solo l'inizio (perché le voci possono essere continuamente modificate e ampliate dagli utenti), ho sentito forte la bellezza della condivisione, del sapere che cresce grazie a piccoli contributi di ciascuno. E, per una volta, tutte le letture di questi ultimi mesi non mi sono apparse come tempo sprecato!

“Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore”

(da Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta di Robert Maynard Pirsig)

11 giugno 2009

Commento


Avevo scritto un commento sulle passate elezioni, abbastanza amareggiato. L'avevo riletto più volte, e più volte riscritto. Ne avevo fatta una versione idealista, una pragmatica, ed una che era una collezione di parolacce più o meno velate.
Ne ho scritta una la notte tra domenica e lunedì, mentre vedevo i risultati delle elezioni prendere forma nei salotti della politica televisiva, ne ho scritta una il lunedì pomeriggio, e poi un'altra ancora il martedì. Ma nessuna mi sembrava adeguata. In fondo volevo dire tante di quelle cose che avrei dovuto scrivere un trattato sul "sentimento di non appartenenza ad un popolo", avrei dovuto dissertare di politica, sociologia ed economia, ma poi l'amarezza sarebbe rimasta, immutabile, a ricordami che nessun post di nessun blog può creare opinione, nessuno può competere con i mezzi di distrazione di massa in mano all'Imperatore di turno.
Di versione in versione, non riuscivo a decidermi su se e cosa scrivere; tutto era troppo poco, tutto mi appariva per certi versi inadeguato. In fondo anche fare chiarezza in me era difficile, capire se ero più dispiaciuto per la vincita del PDL, per la scarsa affluenza, o perché il PD non aveva avuto un buon risultato.
Poi sono approdato ad una frase, ricordatami da mio fratello (che tra l'altro l'aveva anche scritta in un commento su questo blog), e che mai come in questo caso mi sembrava appropriata, capace di sintetizzare mille parole. Si trattava di un pensiero di John Stuart Mill, che alla fine ho fatto mio, ed ho deciso di scrivere come unico commento a queste Elezioni Europee:

«A lungo termine, il valore di uno Stato
è il valore degli individui che lo compongono.»

03 giugno 2009

Due parole sul futuro

"Due parole sul futuro" è uno di quei titoli che dicono tutto e non dicono niente. Uno di quelli che si usano per accomunare temi diversi, di quelli che potrei usare tanto per raccontare un progetto di vita, che per annunciare un imminente viaggio.
Tuttavia credo di usarlo in maniera particolarmente appropriata, in questo caso, per parlare di una cosa che mi sta molto a cuore: la speranza in un mondo migliore.

Da un paio di giorni si è conclusa qui a Trento la quarta edizione del Festival dell'Economia; un evento che ha richiamato brillanti economisti da tutto il mondo, per dibattere attorno al tema Identità e crisi globale. Ho seguito con molta attenzione diversi incontri, sperando di ricevere dalle autorevoli voci di premi nobel, o manager di successo, una risposta alla domanda che da anni mi pongo: "come uscirne?"
E non intendo come uscire dalla crisi attuale, ma come uscire dal Capitalismo, dal consumismo, dal sistema corrotto e fallace che ci ha portati a questo punto.
Ed è con profonda delusione che constato come anche le migliori teorie non si discostino da un'ottica incentrata sul sistema economico attuale. Tutti dicono che è sbagliato, pieno di incongruenze, di disuguaglianze, ma nessuno è in grado di proporre soluzioni concrete. Ancora una volta ripenso a Keynes e a quanto sia difficile evocare scenari alternativi.

Tuttavia io nutro una speranza per il futuro che è reale, non meramente utopica. E provo a coltivarla con atti concreti, come lo studio di nuove teorie economiche, o con l'impegno politico. Credo che si abbia "diritto a sperare", solo se ci si rimbocca le maniche e si fa qualcosa per gli altri, per la società. Il "fare qualcosa" non implica necessariamente l'organizzare la Rivoluzione (anche se ci lavoro da un pezzo!), ma può partire da semplici atti fatti con coscienza, come l'esercizio del voto.

A tal riguardo, vorrei dire due parole sulle Elezioni per il Parlamento Europeo del 6 e 7 giugno.
Come è ormai mia abitudine, tendo a palesare su questo blog le mie intenzioni di voto, sia per l'atteggiamento "attivo" che da sempre ho nei confronti della politica, sia per fornire agli amici che me lo chiedono dei riferimenti circa le mie scelte.

Alle imminenti elezioni europee voterò per Michele Nicoletti, perché credo sia il giusto connubio tra competenza, dedizione al servizio civile e senso etico. Invito chiunque abbia interesse ad approfondire la validità di questo candidato, a visitare il suo sito internet, dove, specialmente nella sezione "le ragioni di una scelta", sono sicuro si troverà motivo per sperare davvero.
E la speranza in un futuro migliore parte sempre da una scelta del singolo.


24 maggio 2009

Outdoor Management Training


Ieri e l'altro ieri sono stato ad un corso formativo decisamente particolare, con tutto il team della società dove lavoro.
Nel Parco Naturale dello Sciliar in Alto Adige, in un hotel immerso nel verde, abbiamo partecipato ad un corso intensivo, organizzato per noi da una società specializzata in Outdoor Management Training.
Dire che è stato un week end interessante è riduttivo. E' stata un'esperienza nuova, molto forte, capace di lasciare il segno in maniera profonda. Tuttavia credo che per avere risultati interessanti non basti "scuotere" i membri di un gruppo, bisogna fornire loro elementi risolutivi per permettere il successo nel raggiungimento di obiettivi comuni.

Credo che ArchimedeCreativa vedrà i frutti del lavoro che sta facendo su se stessa solo se saprà riprogettarsi in un'ottica più dinamica, dove i ruoli e i task di ognuno siano, in ogni progetto, frutto di un processo di condivisione. In caso contrario quello che è stato pensato come un processo formativo rischia di essere un mero elemento destabilizzante per il gruppo.